Eni vs Report: anatomia delle fazioni su Twitter

La controrisposta live su Twitter di Eni alla puntata di Report di domenica scorsa è giustamente passata nella storia delle PR online. Mai vista prima in Italia una comunicazione corporate di crisi così efficacemente preparata ed eseguita. Chiunque avesse voluto dilettarsi nel fact-checking avrebbe avuto abbondante materiale a disposizione da entrambe le parti… sono lontani i tempi di Napoletone Luciani!

Un successo innegabile di metodo e professionalità che non si traduce necessariamente nel KO dell’avversario: infatti nella mappa dei retweet, che è un ottimo strumento per esplorare la composizione e il peso delle diverse aree di opinione su Twitter, riscontriamo un sostanziale equilibrio:

Senza nome

Del resto questo è l’obiettivo più ragionevole di una campagna di crisi: controbilanciare le informazioni di una sola parte, rendere accessibile e visibile la propria versione dei fatti, al massimo specificare le azioni intraprese per risolvere il problema, ma lasciare sempre la libertà e il compito di farsi un’opinione a chi vuole approfondire. Come in politica, gli squadrismi risultano goffi e nocivi.

Può essere utile invece analizzare le motivazioni e le strategie discorsive dei principali influencer delle opposte fazioni. Per influencer in questo caso intendo gli utenti più ritwittati, riconoscibili nel grafico dalla grandezza del nodo. Una visione limitata maempirica dell’influenza, in grado di mostrare l’eterogeneità dell’eco che risuona intorno alle voci principali. Questi nodi intermedi, che agiscono insieme da amplificatore e da filtro, sono essenziali per raggiungere aree più vaste di audience, ma rispondono ad obiettivi diversi, anche se compatibili, e spesso intervengono soprattutto per tirare acqua al proprio mulino.

La cluster analysis con l’algoritmo modularity rank di Gephi identifica a partire dai link tra i nodi (i retweet) una struttura bipolare che abbiamo rappresentato con i colori blu e rosso.

La zona rossa è quella dell’opposizione ad Eni, ben più che del sostegno a Report. Al suo interno riconosciamo un’area M5S (già reduce da molti attriti con la Gabanelli) guidata dal Portavoce al Senato Vito Petrocelli, più interessata a rilanciare la proposta M5S di inchiesta parlamentare sull’ipotesi di corruzione internazionale, attualmente bloccata in Commissione.

Spetta a Dukana, utente anonimo vicino a Giuseppe Fava attivo nella lotta alle trivellazioni in Calabria, e a @Carlucci_CC e @EmiFittipaldi intervenire più direttamente sui temi della trasmissione.

Nella zona blu, oltre a Eni e al suo Dir. Comunicazione Marco Bardazzi, impeccabile regista dell’operazione, spiccano il giornalista Riotta e il blogger sardo Insopportabile, ma è riconoscibile anche una folta schiera di professionisti della comunicazione, da Stefano Menichini a Prima Online, da Barbara Sgarzi a Jacopo Paoletti, Ezekiel, Franz Russo e Pedro Elrey. Queste voci si addentrano poco nel merito delle varie polemiche, preferiscono concentrarsi sul lato “tecnico” e commentare la novità e l’efficacia della risposta di Eni:

Anche Francesco Nicodemo del Pd, la figura politica più di rilievo, non si sbilancia:

Per quanto riguarda il giornalismo “tradizionale”, oltre all’assenza di Repubblica e Corriere che ormai non fa neanche più notizia, notiamo due insolite accoppiate: Libero e Fatto Quotidiano nella zona rossa, WiredIl Foglio in quella blu, tutti viaggiano però sul confine. Tra il branded content di Eni e la veste inedita di old medium indossata suo malgrado da Report, avrebbe fatto piacere che emergesse qualche voce più autorevole e imparziale a guidarci tra i fatti, senza troppi applausi alla bravura dei comunicatori. Più articoli come quello del Post insomma… Proverbiale Mantellini:

 



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