Ricavare il sentiment dall’analisi degli influencer: commossi e scettici sul gas in Siria

Retweets are not endorsement, i retweet non esprimono adesione a un’idea, è scritto in molti profili Twitter. Sarà vero, ma allora cosa ci raccontano sui loro autori? Ad esempio le loro emozioni, magari in modo più accurato dell’analisi del sentiment.

L’analisi computerizzata del sentiment basata sul testo, in particolare sul Natural Language Processing (NLP), tende ad incagliarsi su diversi fronti: il riconoscimento del sarcasmo, l’irriducibilità dello spettro emotivo alla polarizzazione positivo/negativo, la contestualizzazione dei dizionari o dei dataset per gli algoritmi di machine learning.

Ci sono però altri modi per mappare le reazioni di una sfera pubblica, ad esempio osservare i legami sociali tra chi parla, fino a riconoscere gruppi di opinione basati sulla condivisione di alcune idee o emozioni. Un retweet, specie se ripetuto, non sarà un endorsement ma probabilmente esprime una simile comunanza.

Pensate al sarcasmo: escluso il linguaggio del corpo disponibile solo nella conversazione diretta, quale miglior indizio abbiamo a disposizione se non la conoscenza delle opinioni di chi sta parlando, per riconoscere l’inversione di senso propria dell’ironia e capire se ad esempio quell’appellativo di “genio” non significhi in realtà “imbecille”?

Le reazioni alle foto di un attacco chimico in Siria che circolano in questi giorni si prestano perfettamente a un’analisi simile. Stando alla legge del Rumor di Allport e Postman, la forza di propagazione di un rumor, di una notizia, di un messaggio, perchè no di un tweet, è il prodotto di due fattori: l’importanza o gravità di un fatto moltiplicata per l’ambiguità, ovvero la mancanza di informazioni certe o ufficiali. Entrambi i fattori sono fortemente presenti in questo caso: le conseguenze dell’accaduto potrebbero minacciare la pace mondiale, mentre sugli autori dell’attacco non si è espressa ancora nessuna posizione più affidabile delle due parti in causa, ad esempio una commissione indipendente.

La nuova cortina di ferro tra pro e anti establishment che divide l’opinione pubblica italiana, almeno nell’encefalogramma isterico con cui la rappresentano i dati di Twitter, si riproduce anche nelle emozioni manifestate di fronte all’orrore siriano.

C’è chi vede un crimine imperdonabile nell’indifferenza per le foto circolate ieri, chi invece si mostra impassibile fino a considerare l’attacco chimico una fake news per giustificare un intervento armato occidentale.

Chi sono i punti di riferimento delle due fazioni?

Il primo gruppo, rappresentato in rosso nella visualizzazione di rete prodotta con Gephi*, condivide gli appelli di celebrity come Alessandro Gassman e Roberto Saviano, fonti di informazione tradizionali come Ansa e Repubblica, personalità della politica come Laura Boldrini e gli esponenti del Pd Maurizio Martina e Matteo Richetti, le principali organizzazioni umanitarie da Medici Senza Frontiere alla Caritas, da Save the Children fino a Andrea Iacomini di Unicef, nonchè il vegano Nicola Sanges.

Il secondo gruppo, non meno nutrito del primo, ai aggrega intorno a nomi meno conosciuti: i giornalisti sovranisti Giampaolo Rossi, Cesare Sacchetti e Francesca Totolo, il sacerdote siciliano Don Salvatore Lazzara, il complottista cattolico Maurizio Blondet, l’ex sindacalista e recente candidato di Potere al Popolo Giorgio Cremaschi. Le fonti giornalistiche sono a dir poco non convenzionali: provate a cercare i contatti di Tg Siria, incapperete in minacce di derattizzazione. Il Geo Political Center si presenta come un “gruppo di analisi“, anche qui neanche l’ombra di un nome. Sull’unica testata registrata del gruppo, l’Antidiplomatico, erano già piovute critiche da La Stampa, Il Foglio e Repubblica, quest’ultima guadagnandosi una querela per diffamazione.  Protagonista di questo polo è il giornalista siriano di nascita e romano di adozione Naman Tarcha, in precedenza collaboratore di Sky e Il Fatto Quotidiano e attualmente caporedattore di Ornina, un magazine in arabo sulla cultura siriana.

Per tornare alla legge del Rumor, manca in entrambi i gruppi una fonte di informazione istituzionale, autorevole, che fornisca una spiegazione chiara e convincente dell’accaduto. E’ in questo spazio lasciato vuoto che proliferano fazioni, aggregazioni, catene di sant’antonio e retweet.

* il grafo visualizza la rete di retweet ne messaggi che citavano “siria” negli ultimi giorni. La grandezza dei nodi riflette il numero di utenti che li ritwittano sul tema analizzato, il loro colore la community a cui appartengono. I collegamenti tra i nodi rappresentano i retweet tra utenti, lo spessore dei collegamenti il numero di retweet tra i due utenti. La visualizzazione interattiva permette lo zoom nelle aree del grafico, cliccando su un nodo si può vedere chi ha ritwittato e da chi è stato ritwittato



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